Giuseppe Restano

di Chiara Leoni

La ricerca pittorica di Giuseppe Restano è peculiare e raggiunge risultati ottici e concettuali inediti. Restano dipinge ad olio, ma le sue superfici non presentano spessori o tracce di tocchi, i colori non si fondono a creare tessiture naturalistiche o consistenze materiche. Restano dipinge a olio come potrebbe farlo una “macchina da pittura”. Il suo è un esercizio lento e metodico, una specie di mandala composto distribuendo bande di colore lungo i perimetri del disegno e poi, via via, internamente, a produrre l’immagine. Da una distanza l’effetto è ai limiti di un iperrealismo trasfigurato, dove l’estrema concentrazione su un dettaglio ha spazzato via, ripulito ogni distrazione realistica. L’oggetto è sublimato ad uno stadio di perfezione archetipica e tuttavia mantiene un suo allucinato verismo.

Il lavoro di Restano processa dettagli della realtà convertendoli in un codice a sei-sette bande cromatiche dedicate, nelle tonalità più chiare, alla dissoluzione atmosferica dell’oggetto nella luce e, per le restanti, più scure, alla definizione “vibrante” della sua essenza. Restano ha guardato allo sfocamento dinamico, figlio dell’apparato fotografico delle pitture di Richter degli anni Sessanta. Questo effetto è per Restano processato, ripulito, al pari dell’immagine – non più fotografica – ma revisione mnemonica, profondamente mentalizzata.    Le bande cromatiche che definiscono l’immagine, ne dissolvono i contorni e la rendono vibrante, non definiscono più una realtà “analogica” ma una proiezione psichica, figlia del digitale, delle tessiture del plotter, della grafica di MTV, fibrillante di pixel televisivi, e delle superfici abbacinanti degli schermi a cristalli liquidi.

L’immagine è per Restano lo starting point di una successione di passaggi: è il processo che lo interessa, il sovrapporsi modulare delle bande che costruisce il pattern, il pattern che costruisce l’oggetto-pretesto.

“Un mondo cristallino, senza imperfezioni, di luce zenitale: Cartesio al servizio degli oggetti e della natura. La capacità di presa diretta sul reale si avvale di un linguaggio stilistico ad alta definizione che simula la precisione meccanica attraverso il virtuosismo manuale.”

Sito web: giusepperestano.com

Date: 9 gennaio 2015

Categories: Collaborazioni