Giulia Sale

Nell’osservare l’intero corpus del lavoro di Giulia Sale è evidente che a muovere gli ingranaggi sono rigore e austerità e, se non fosse che le immagini ci sono e sono riconoscibili – la fotografia è il suo mezzo espressivo-, per la sua ricerca si potrebbe parlare di iconoclastia latente: sembra quasi che le immagini vengano date per negare se stesse e solo perché indispensabili in una stenografia visiva.

Anche quando i soggetti sono umani, la sensazione è che questi possano essere osservati, nel pieno del loro senso, non da un pubblico contemporaneo, avvezzo ai linguaggi dell’arte, ma, paradossalmente, da ipotetici “altri” visitatori della terra dopo la scomparsa dell’uomo; il tema del “dopo” pare ricorrere: si possono ricordare in merito una serie di autoritratti su maioliche funerarie, la serie dei Monumenti, artisti viventi rappresentati con solennità statuaria, a monito dei contemporanei e a memoria per i posteri.

Negli ultimi anni, quasi ad avvalorare l’ipotesi iconoclasta, Giulia Sale si è quasi del tutto privata del produrre immagini: solo fugaci apparizioni, non civettuoli camei, piuttosto lievi testimonianze di esistenza in vita.
Josephine Sassu

“Navigare a vista.”

Date: 3 gennaio 2015

Categories: Collaborazioni